| MINI IDRAULICA | |
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Nell'ambito
dell'utilizzazione razionale delle energie cosiddette
"alternative" o "integrative", lo sfruttamento
dell'energia idraulica riveste sicuramente una grande importanza. I motivi
del rinnovato interesse registratosi verso tale fonte di energia negli
ultimi anni sono molteplici: l'elevata energia specifica, la sua
diffusione sul territorio, la comprovata tecnologia presente in tale
settore, il maggior desiderio di rendersi indipendenti dai servizi
centralizzati di produzione e distribuzione dell'energia elettrica,
l'imprevedibilità della variazione dei prezzi dei combustibili fossili
tradizionali e la consapevolezza del rapido esaurimento delle riserve dei
medesimi. In particolare un più ampio e diffuso impiego dell'energia
idraulica in piccola scala presenta molti vantaggi di natura sia tecnica
(affidabilità della fonte energetica, utilizzazione di corsi d'acqua
anche modesti e marginali, rispetto degli ecosistemi naturali con impatti
ambientali ridottissimi, elevato rendimento globale ottenibile, semplicità
di costruzione e durata dell'impianto) che economica (investimento
finanziario contenuto, costi di esercizio e di manutenzione estremamente
bassi). I
luoghi in Italia e più in generale nel mondo adatti allo sviluppo
dell'energia idraulica in piccola scala sono numerosi e molto varia è la
tipologia dei possibili utenti costituiti, per la maggior dei casi, da
semplici nuclei familiari, da borgate o da aziende agricole, artigianali e
industriali. La
terminologia adottata in sede internazionale è la seguente: "microcentrali"
per potenze elettriche inferiori a 100 kW; "minicentrali"
per potenze comprese tra 100 e 1.000 kW; "piccole
centrali" per potenze comprese tra 1.000 e 12.000 kW Per
procedere alla installazione di una micro o mini-centrale idroelettrica
occorre innanzitutto essere in possesso della concessione per la
derivazione delle acque, la cui domanda va inoltrata alla Regione
interessata mediante l'Ufficio del Genio Civile che deve esaminare il
progetto dell'impianto. Una copia di tale progetto deve essere presentata
alla Sovrintendenza di beni territoriali, qualora l'impianto venga
installato in una zona soggetta a vincoli ambientali. Occorre anche
inoltrare una comunicazione scritta al Ministero dell'Industria, Commercio
e artigianato, all'ENEL e all'Ufficio tecnico delle imposte di
fabbricazione della provincia (UTIF) e, se necessario si deve presentare
domanda al Corpo Forestale dello Stato nel caso di esecuzione di sterri.
Il Comune di appartenenza deve infine essere interessato in merito alle
strutture edili previste nel progetto. Alcune delle domande suddette
possono essere eliminate nel corso di ricostruzione di un impianto
obsoleto o di ammodernamento di un impianto già funzionante. Per
quanto riguarda l'energia elettrica prodotta essa può essere utilizzata
completamente per i consumi interni dell'autoproduttore oppure può essere
ceduta interamente o in parte all'ENEL che ha la funzione di banca
d'energia e che stipula con l'autoproduttore un vero e proprio contratto
commerciale, la cui tipologia viene solitamente definita in base alla
potenza generata e alla configurazione dei consumi effettuati dall'autoproduttore
stesso (contratto di cessione totale o parziale, scambio, vettoriamento,
integrazione, soccorso, riserva programmata, ecc.).
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